martedì 19 marzo 2013

Capitolo 69 Da Danny




Capitolo 69   Da Danny     (Raiting Rosso)



Edward



Quando arrivammo a destinazione era ormai scesa la notte e dopo aver posteggiato Carlisle mi svegliò e mi condusse dentro ad un edificio.

Con calma, senza dirmi una parola di spiegazione, suonò ad un appartamento.

Ciao Danny” disse stringendo la mano calorosamente all'uomo che ci aveva aperto la porta.

Lui era alto e muscoloso. Scuro di capelli, aveva gli occhi di ghiaccio e una voce calda e pastosa.

Salutò Carlisle cordialmente e si mise a chiacchierare con lui come se fossero vecchi amici, come se io non fossi presente.

Mi guardavo intorno stupito e perplesso.

Era chiaramente uno studio medico, lo si capiva dall'odore di disinfettante, dal lettino posato su un lato, dalla grossa e pomposa scrivania in fondo alla stanza.

Lui vestito in maglione portava addosso un camice azzurro aperto sul davanti e sembrava del tutto disinteressato a me mentre chiacchierava con mio padre dei vecchi tempi e di sua moglie.

Ero perplesso.

Poi all'improvviso si girò e mi sorrise “E' lui il tuo ragazzo?” chiese sorridendomi cordiale.

Si. E' lui. Puoi aiutarlo?” rispose mio padre, la voce all'improvviso diventata turbata e preoccupata.

Lui annui. E si avvicinò.

Come ti chiami?” mi chiese gioviale rivolgendosi direttamente per la prima volta a me.

Edward” risposi titubante guardando Carlisle in cerca di appoggio.

Bene. E' un bel nome. Anche mio fratello si chiama così” mi disse allungando la mano per farmi una carezza sulla spalla.

Mi scostai di scatto, impaurito, come facevo regolarmente con tutti gli estranei.

Lui sospirò e mi sorrise “Ascolta Edward. Lo sai perché sei qui?” mi chiese gentile.

Mi voltai verso Carlisle in una muta richiesta di aiuto.

Lui lo notò e senza levarmi gli occhi di dosso disse autoritario “Carlisle, per favore, aspettaci fuori. C'è una saletta di attesa sulla tua destra.”.

Vidi mio padre girarsi e avviarsi verso la porta a testa bassa come se tutto il peso del mondo fosse ricaduto sulle sue spalle e lo chiamai agitato. Non volevo rimanere solo con quell'uomo, mi metteva paura.

Non ero mai più stato da solo con uno sconosciuto da quel maledetto giorno.

Edward. Per favore. In tutti questi anni non ti ho mai chiesto nulla. Adesso lo faccio. Fidati di lui è un amico e ti aiuterà” mi spiegò lui sorridendomi appena.

Poi aprii la porta e senza voltarsi o aspettare una mia risposta uscì, lasciandomi solo con i miei timori.

Danny lo seguì, chiuse a chiave la porta, e si mise la chiave in tasca.

Ero in trappola.

Iniziai ad ansimare spaventato e arretrai il più lontano possibile da lui appoggiandomi ad una parete, come un animale in trappola.

Lui in piedi, distante da me iniziò a mettere in ordine uno scaffale dandomi le spalle indifferente, come se non ci fossi.

Lo scrutavo preoccupato, senza perdere di vista ogni suo movimento e, visto che non mi considerava, che si comportava come se non fossi presente, piano piano mi rilassai. Il mio respiro ritornò lentamente regolare mentre smettevo di tremare come un pulcino bagnato.

Lui aspettò tranquillamente, apparentemente disinteressato a me, poi sempre senza avvicinarsi, si girò, mi guardò con i suoi occhi di ghiaccio, e mi parlò deciso e lentamente in modo che capissi tutto.

Edward ascolta. Tuo padre mi ha detto che hai dei problemi con il sesso.

Mi ha telefonato dalla spiaggia e mi ha raccontato tutto. Ciò che ti è successo e ciò che hai combinato stasera. Mi ha chiesto aiuto ed io gli ho detto di portarti qua. Io sono un medico specialista e lui vorrebbe che ti visitassi. Posso?” mi chiese alla fine.

Sgranai gli occhi spaventato.

Non ti farò del male” si affrettò ad aggiungere “Ma devi collaborare. Non vuoi scoprire se hai ragione?” mi chiese addolcendo la voce.

Ecco perché papà mi aveva portato lì senza darmi spiegazioni, voleva farmi visitare e aveva paura di un mio rifiuto. Ma era una cosa assurda, sapevo fin troppo bene di avere ragione, non ero un vero uomo.



Cosa... cosa devo fare?” gli chiesi titubante e spaventato, mentre risentivo le parole accorate di mio padre. Mi ero ripromesso di ubbidirgli e non volevo deluderlo ancora.

Vorrei che ti metessi in maglietta e levassi i pantaloni e i boxer. Poi o ti sdrai sul lettino o resti in piedi e ti appoggi alla parete. Come ti senti più a tuo agio” mi disse sorridendomi. “Devo toccarti Edward, devo controllare il tuo apparato genitale” mi spiegò dolcemente.

Ingoiai a vuoto spaventato, la gola improvvisamente secca, il cuore che batteva furiosamente. L'ultimo  sconosciuto che mi aveva toccato i genitali era stato il mio aguzzino. Avevo paura ma volevo ubbidire, dovevo farmi forza e non deludere Carlisle.

Forza non ti farò del male, tuo padre è lì fuori che ti aspetta. Sono un medico non un pericolo per te.” mi disse e la sua voce era dolce e pacata, quasi un sussurro, sembrava parlasse a un bimbo piccolo.

Ubbidiente, con l'istinto che mi gridava di fuggire lontano, ma determinato ad ubbidire, mi spogliai cercando di non tremare e mi appoggiai alla parete. Non sarei mai riuscito a sdraiarmi.

Non potevo deludere Carlisle non dopo quello che avevo combinato nella giornata. Forza Edward, mi dissi fatti coraggio. Papà non avrebbe mai permesso a qualcuno di farmi male, cercai di auto convincermi.

Bene, bravo” disse pacatamente avvicinandosi lentamente stando attendo a non fare gesti bruschi per non agitarmi maggiormente.

Si portò davanti a me e si mise dei guanti di lattice “Adesso non guardare in basso, Edward. Guardami negli occhi e concentrati sulla respirazione. Forza segui il ritmo uno...due...uno... due”

Ubbidi ma iniziai a tremare violentemente mentre sentivo la sua mano posarsi sui miei testicoli “... uno... due... uno... due... respira Edward” mi ripeteva in continuazione come una cantilena.

Bravo così continua... uno... due..” diceva “No. Non chiudere gli occhi, guarda nei miei. Concentrati sulla respirazione. Non ti faccio male... guardami non abbassare gli occhi, non ti preoccupare... va tutto bene. Non ti faccio nulla di male, non aver paura” disse mentre con una mano mi teneva indietro la testa e l'altra scivolava sul pene e sui testicoli, toccando e tastando.

Poi all'improvviso la sua mano scivolò dentro di me. M'irrigidì e mi morsi le labbra per non gridare mentre con le mani mi afferrai al suo braccio in preda al panico. “Fermo. Non ti agitare. Stai tranquillo. Ho quasi finito” mi disse poi dopo pochissimi minuti o forse secondi che mi sembrarono interminabili si scostò “Sei stato bravissimo. Non ci speravo che ti facessi visitare.” mi sorrise arretrando e buttando i guanti nel cestino della spazzatura, lasciandomi tremante lì in piedi.



Lo guardavo cercando di respirare mentre sentivo il mio cuore battere all'impazzata come se mi dovesse uscire dal petto mentre la vista si faceva opaca e confusa.

Siediti sul lettino” mi ordinò indicandomelo “prendi fiato e rilassati. Non è il caso di svenire. Non preoccuparti... va tutto bene... io mi siedo qua. Distante da te. E non ti tocco più.” disse sedendosi sulla scrivania a un metro circa da me e incrociando le braccia sul petto con fare rilassato.

Ubbidii imbarazzatissimo all'idea di essere ancora nudo davanti a lui e mi tirai giù la maglietta il più possibile cercando di coprirmi i genitali. Tremavo e avevo la nausea ma cercai di calmarmi, lui adesso era distante non più un pericolo per me.

Rimase in silenzio alcuni minuti dandomi il tempo di calmare il cuore, di cercare di riprendere il controllo del mio corpo fino a che la sua voce ruppe il silenzio.

Edward. Adesso ti farò delle domande imbarazzanti ma mi devi rispondere sinceramente.” mi disse dolcemente parlando piano come se facessi fatica a capire. E aveva ragione. Ero ancora completamente in palla, stordito e sull'orlo di una crisi di panico.

Quanti anni hai?” mi chiese poi a bruciapelo con un sorriso.

Alzai la testa e lo guardai stupito. Non era per niente imbarazzante anzi era una domanda sciocca, banale, quasi stupida.

Lo guardai stupito cercando di capire dove volesse arrivare, cosa volesse ottenere “Sedici” risposi titubante e diffidente.

E' vero che hai una gemella?” riprese cordiale e sempre sorridente.

Si.” risposi ancora più frastornato.

Iniziò poi a farmi domande sul baseball e sui miei studi. Non capivo cosa volesse ottenere, il perché mi chiedesse quelle cose, a cosa gli serviva sapere chi era il miglior battitore per me?

Lui sempre con le mani incrociate sul petto, seduto distante e con un sorriso sul volto, chiacchierava come se fossimo vecchi amici. Parlava di cose comuni, mi chiedeva dei miei interessi, mi raccontava aneddoti e faceva battute alle quali ridacchiava contento. Io lo stavo a sentire e partecipavo all'inizio diffidente poi sempre più rilassato mentre mi accorgevo che non c'era nulla da aver paura. E piano piano, il mio respiro si regolarizzò, smisi di tremare e iniziai a rilassarmi un pochetto distraendomi dai reali motivi per i quali ero lì.

Poi all'improvviso, a bruciapelo, mi chiese “E' vero che il pene non ti viene mai duro?”

la sua voce era normale come quando parlava dell'ultima partita trasmessa in televisione ma io mi sentii mancare.

Dai rispondimi Edward” mi riprese fissandomi con gli occhi di ghiaccio

Si” mormorai diventando rosso dall'imbarazzo e dalla vergogna.

Neanche quando vedi una bella ragazza?” mi chiese a bruciapelo.

Scossi la testa. Avrei voluto, quanto avrei voluto. Era quello chi mi impediva di avvicinarmi a loro, il sapere che non funzionava. Avevo visto il rigonfiamento nei pantaloni di Emmett o Jasper quando baciavano o facevano le carezze alle ragazze prima e alle mie sorelle dopo. Succedeva persino a Carlisle, che non era più un ragazzo, quando la mamma lo baciava.

Ma a me, mai. Lui non si alzava mai.

Neanche se è in minigonna?? O se è in costume? Neanche vedendo qualche scopata nei film?” insistette

Noooo!!” gridai scoppiando a piangere e ripiombando velocemente nel mio incubo e nella mia vergogna “Mai, non riesco, lui non reagisce. Io non sono un uomo, lui l'ha detto. Lui mi ha detto che sono buono solo per essere scopato. Lui mi ha scelto per questo.” gridai saltando in piedi per scappare in piena crisi di panico.



Scattò velocissimo e mi afferrò forte per un braccio “Siediti” m'intimò “Non si scappa e poi chiunque te l'abbia detto ti ha mentito. Mi hai capito? Ti ha mentito!! Anche se tu fossi un omosessuale, il pene ti si alza lo stesso, magari vedendo un uomo ma reagirebbe comunque” mi disse gelido.

Si alza quando vedi un ragazzo spogliato? Ne avrai visti a scuola” continuò tenendomi sempre stretto e fissandomi attentamente.

No. Certo che no. Li ho visti, li ho visti ma ...” risposi schifato con le lacrime che silenziose continuavano a scendere. Ma come facevo a spiegargli che mi facevano paura?? Che ogni volta che vedevo un ragazzo tirarsi giù i pantaloni iniziavo a tremare dalla paura ed ero costretto a nascondermi?

Lui si mise a ridacchiare lasciandomi andare mentre mi lanciava un pacchetto di fazzoletti di carta posato sulla sua scrivania

Dalla tua reazione decisamente non lo sei” riprese sorridente poi la sua voce tornò seria e decisa.

Ti sei mai toccato Edward? Ti sei mai masturbato?” mi chiese lasciandomi senza fiato.

No” mormorai piano. A che serviva? Sapevo che sarebbe rimasto inerte tra le mie mani e la vergogna era troppa anche solo per provare.

Non hai mai sentito la voglia di accarezzarti, di provare piacere?” continuò insensibile al mio tormento e freddo come il ghiaccio.

Io... io... non servirebbe a nulla” gli confessai senza più riuscire a trattenere altre lacrime di vergogna.

Ti sei mai trovato bagnato? Hai mai bagnato le mutande?” mi chiese poi.

Se possibile divenni ancora più rosso, perdevo del liquido ogni tanto. Le mutande si bagnavano spesso senza che lo volessi. Annui piano, incapace di rispondergli, solo con la voglia di scappare il più lontano possibile da lì e dalla mia vergogna.



Ero disperato, non capivo che cosa volesse da me. Sembrava che il suo unico scopo fosse soltanto umiliarmi. Ma non ce n'era bisogno, mi sarei volentieri buttato dalla finestra, se non avesse avuto le inferiate e forse era proprio per questo che erano state montate.



 



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