lunedì 6 maggio 2013

Capitolo 82 Due gemelli inseparabili



Capitolo 82 Due gemelli inseparabili



Alice



Quando fummo in stanza lui mi guardò serio negli occhi.

Alice. Ormai ti conosco bene. E stanotte eri agitatissima. Cosa c'è?” mi chiese posandomi le mani sulle spalle.

Ho bisogno di vedere Edward. Ho bisogno di parlargli...io...” risposi senza riuscire a finire la frase.

Lo vidi annuire “Lo sapevo. Vestiti.” mi disse.

E nel giro di pochi minuti uscimmo di casa per andare a prendere i regali... ufficialmente.



Quando entrai in ospedale andai a chiedere in quale stanza era e poi, per pura sfortuna, ci imbattemmo in mio padre che ne stava uscendo.

Alice? Jasper?? Che ci fate voi qui?? Non è ancora orario di visita” ci chiese stupito guardando l'orologio. Eravamo molto in anticipo rispetto all'orario di ricevimento parenti e per un attimo ebbi paura che ci avrebbe mandato via.

Ho bisogno di parlare con lui... da sola” gli dissi abbassando gli occhi imbarazzata. Non avrei dovuto essere lì ma lui era mio fratello, l'unico pezzo della mia famiglia sopravvissuto... il mio gemello.

Vidi mio padre sorridermi comprensivo e annuire. Probabilmente ormai ci conosceva così bene da non stupirsi più di nulla.

Si è appena addormentato...ma vai pure” mi disse facendomi una carezza fugace sulla testa.

Ancora non riuscivo a capacitarmi di come riuscisse a capirci, la sua sensibilità era enorme e ancora una volta lo stava dimostrando.

Non voglio svegliarlo... aspetto qui” dissi sentendomi stupida e capricciosa.

Vedrai che se sente che c'è qualcuno si sveglia. Dormicchia più che altro per noia. Entra pure non ti preoccupare ” mi rispose con un sorriso pieno di affetto.

Vado a prendermi un caffè. Mi fai compagnia Jasper??” chiese poi sbadigliando.

Aveva sul serio l'aria stanca e vidi Jasper annuire.

Vai Alice. Io non c'entro. Avete bisogno di stare da soli e chiarirvi” mi sussurrò lui.

Erano fantastici.

E colma di amore varcai la soglia domandandomi come comportarmi.



Quando chiusi la porta lo vidi sdraiato sul letto con gli occhi chiusi e il sorriso sulle labbra.

Aveva solo un piccolo cerotto sulla gola proprio come avevo anch'io.

Unica differenza che sul petto nudo che spuntava da sotto il lenzuolo le cicatrici erano ancora ben visibili a ricordare l'orrore provato da bambino.

Facendo meno rumore possibile mi sedetti sulla seggiola a fianco e rimasi lì in silenzio a vederlo dormire sereno come erano anni che non succedeva.

Mi sembrava di essere tornata bambina quando stavamo vicini a dormire per farci coraggio, e solo al pensiero di quanto avessi bisogno ancora adesso di lui mi commossi. Poi all'improvviso Edward aprii gli occhi e sorprendentemente mi sorrise felice.





Edward



Il tempo non passava mai. Dovevo stare fermo e sdraiato per cui era impossibile leggere o vedere la TV... sempre che ce ne fosse stata una in camera.

L'unica cosa positiva era che papà veniva spesso a trovarmi e a fare due chiacchiere mentre mi controllava. Ma mi annoiavo da morire, così mezzo stordito dagli antidolorifici e dagli altri intrugli che mi somministravano per bocca, non facevo altro che addormentarmi e sognare.

Avevo otto anni da recuperare perché per la prima volta nella mia vita erano sogni dolci, che vedevano come protagonisti la mia Bella e la mia famiglia.

Quando mi svegliai ed aprii gli occhi vidi seduta vicino a me Alice che mi sorrideva mentre dai suoi occhi colavano lacrime silenziose.

Alice” le dissi stringendole la mano posata vicino alla mia, felice di vederla.

Edward, perdonami” mi rispose buttandosi su di me e abbracciandomi incapace di trattenere ancora i singhiozzi.

Non c'è nulla da perdonare... sorellina” le dissi dolcemente asciugandole le lacrime. Ero stupito dal suo comportamento e ancora di più dalle sue parole. Non c'era nulla per cui dovessi essere arrabbiato con lei. Non riuscivo a dare un senso alle sue parole.

Non è vero. Io non ho mai capito. Non ti ho mai aiutato. Ti ho lasciato solo a combattere e poi... e poi ho rischiato di ucciderti” ribatté disperata.

Ecco adesso iniziavo a capire cosa volesse dire, cosa intendeva, ma non ero d'accordo. Si stava caricando sulle spalle colpe non sue, stava prendendosi responsabilità assurde.

Così con un sospiro cercai di spiegarle, di farle capire che doveva levarsi quei sensi di colpa assurdi. Ci eravamo già fatti male abbastanza e adesso era l'ora di chiudere definitivamente con il passato.

Alice. Non capivo neanch'io. Rivedevo le cose nei miei incubi ma non riuscivo a metterle assieme. La mia mente si rifiutava di accettare quello che era accaduto. Nessuno avrebbe potuto aiutarmi. Nessuno sarebbe riuscito a comprendere, perché io stesso non capivo. Ma tu mi hai costretto a fare chiarezza a ricordare e a capire. E facendo così mi hai salvato.”

Cercai di consolarla.

Così ti ho solo spinto a provare il suicidio” mi rispose mortificata senza smettere di piangere.

Sospirai, ma perché non voleva capire?

No Alice, io sono vivo... grazie a te! Tu non sai quante volte ho desiderato morire da quel maledetto giorno. Quando sono scappato nel bosco l'ho fatto per allontanare il Mostro da voi, per paura che mi cercasse e vi uccidesse come aveva fatto con la nostra famiglia. Ma anche nella speranza che qualche animale mi trovasse e mettesse fine alla mia vita, perché temevo che il mio incubo non sarebbe mai finito, poi Charlie mi ha ricordato che a casa tu mi stavi aspettando...” le confessai. “Tante volte ho avuto il desiderio che la morte mi ghermisse e mettesse fine alla mia vita... ma non l'ho mai fatto per te. Mi sentivo responsabile verso di te, avevo paura a lasciarti sola, non volevo che ti lasciassi andare come quando ci avevano riportato all'orfanotrofio, se io fossi morto... non potevo rischiare di fare del male a te” le confessai infine.

Vedevo i suoi occhi pieni di lacrime bassi quasi a nascondersi schiacciata dai sensi di colpa e iniziai ad agitarmi preoccupato.

Perché non riuscivo a spiegarle che lei mi aveva salvato??? Che lei era stata la forza e il motivo per cui ero ancora in vita???

Edward. Ma io ho bisogno di te... tu non puoi lasciarmi, anche adesso che ho Jasper, ho bisogno di te” mi disse terrorizzata che cercassi nuovamente il suicidio.

Stai tranquilla, Alice. Non lo farò più. Adesso finalmente non ho più paura. Adesso tu hai ucciso il mio incubo.” le dissi prendendole le mani.

Ho dovuto ucciderlo Edward. Non volevo ti facesse ancora male, non lo avrei potuto sopportare. Quando ho visto che iniziava a toccarti... come voleva fare con me...” mi disse abbassando gli occhi come se si vergognasse “Io non ho resistito. Io non potevo permettergli di...” la vidi ingoiare a vuoto incapace di finire la frase, incapace anche solo di pensare a quello che ci avrebbe aspettato, a quello che aspettava nuovamente me “Ma ho rischiato di uccidere te” finii la frase singhiozzando.

Guardami Alice” le dissi alzandole il mento con una mano “ Guardami. Lo vedi Alice. Io sto bene. Se io sono qui vivo e felice lo devo solo a te. Lo vedi nei miei occhi?? Lo senti dentro di te??? Lo senti nel tuo cuore?? Finalmente sto bene Alice...” le dissi sorridendole felice e beato come mai ero stato “A parte un po' di mal di schiena e il cibo che fa veramente schifo...” aggiunsi ridacchiando per cercare di rasserenarla, per farla sorridere, per farle capire che andava tutto bene.

Si ma...” riprese testarda come era sempre stata.

La interruppi subito. Ero stufo delle spiegazioni, ero stufo di vederla contrita e dispiaciuta per una cosa invece bellissima “Non ci sono ma. Sto bene, e sono felice. Sono vivo e intendo rimanerlo e intendo anche iniziare a godermi quella vita che tu e gli altri mi avete aiutato a mantenere, perché vedi Alice mi sono innamorato...” le dissi lasciando la frase in sospeso e arrossendo mentre un sorriso sciocco appariva sulle mie labbra.

Lei alzò gli occhi su di me guardandomi incredula.

Restò un attimo in silenzio a guardarmi come se vedesse un miraggio, poi si asciugò le lacrime con la manica, mi sorrise entusiasta e mormorò “Bella”.

Si Alice. Sono innamorato di lei e adesso so anche di poterla amare, di poter ricambiare i suoi sentimenti ... ” dissi a bassa voce vergognandomi di quello che le avevo confessato e diventando rosso.

Lei rimase in silenzio, a guardarmi, incredula delle mie parole, felice perché per la prima volta vedeva e sentiva che io ero felice, che io ero finalmente sereno e pronto a vivere realmente.

Con la mano si asciugò nuovamente quelle lacrime di commozione che avevano iniziato nuovamente a scorrere sul viso e lentamente mi fece una carezza sulla guancia come per assicurarsi che ero reale e non un sogno.

Mamma e papà impazziranno dalla gioia quando lo sapranno!” affermò infine non riuscendo a trattenere un allegra risata liberatoria.

Lo sanno già Alice” intervenne all'improvviso Carlisle che era entrato silenziosamente nella stanza seguito da Jasper “ e sono felicissimi. Però adesso Edward dovrebbe riposare un pochino. Non voglio che si stanchi troppo” continuò venendomi vicino e posando la mano sulla mia fronte. “Anche la febbre è scesa. Che ne diresti di provare a metterti seduto?” mi chiese.

Annui felice. Non mi sembrava vero. Avevo una voglia matta di uscire da lì, di tornare a casa e d'iniziare la mia nuova vita con Bella al mio fianco.

Aiutato da mio padre e da Jasper mi tirai su lentamente. Subito sentii male nel muovermi, ma strinsi con tenacia i denti. Volevo dimostrarmi forte, volevo fargli vedere che stavo bene e che potevo uscire. E poi il male era più che sopportabile.

Andate fuori un attimo” disse lui ai miei fratelli guardandomi storto.

Probabilmente aveva capito e voleva verificare.

Quando fummo soli si mise a controllarmi la schiena. Ogni tanto faceva male quando mi toccava in certi punti ma molto meno di prima e testardamente mi rifiutai di lamentarmi.

 E' inutile che fai finta di niente” mi rimproverò ridacchiando facendomi nuovamente adagiare sui cuscini “ E' normale avere ancora un po' di male ma fortunatamente stai guarendo velocemente e penso che riusciremo a festeggiare il Natale tutti assieme. Ancora un paio di giorni di pazienza e sarai fuori di qua” concluse sorridendomi e facendomi una coccola in testa.

Annui felice, non vedevo l'ora.

Più tardi verranno a trovarti tutti per cui sarà meglio che ora ti riposi ancora un po'. ” mi sgridò bonariamente mentre mi passava una pillola con un po' d'acqua. Sospirai ma mi rassegnai. Non conveniva certo disobbedire e poi avevo sonno sul serio. Avevo otto anni di sonno arretrato da recuperare e adesso che finalmente riuscivo a dormire beato mi sembrava che non bastasse mai.

Alice può rimanere?” gli chiesi poi con un sussurro. Era stupido lo sapevo ma avevo voglia di avere vicino la mia gemella.

Lui mi guardò serio, forse cercando ombre nei miei occhi. Poi soddisfatto lo vidi annuire e uscire.

Dopo pochi minuti lei e Jasper entrarono “Papà ci ha detto che stai meglio e che fra due giorni uscirai” mi disse con un sorriso radioso sul volto “E che adesso dovresti dormire un pochino” concluse guardandomi con amore.

Puoi stare qua?? Mi farebbe piacere prendere sonno con te vicino” gli chiesi un po' intimidito guardando Jasper in piedi silenzioso.

Lui mi sorrise. “Vado a casa a prendere gli altri. Ci vediamo dopo Alice” le disse baciandola sulle labbra.

Grazie Jasper” rispose lei.

A dopo Edward. E fai il bravo” disse facendomi l'occhiolino e stringendomi il braccio.

Dormi tranquillo Edward. Sto qui vicino a te” mi disse lei sedendosi sulla seggiola affianco al letto.

Io chiusi gli occhi, stringendole la mano. Mi sembrava di essere tornato bambino quando spaventati dormivamo vicini. Ma adesso ero felice e dormire non mi spaventava più, non avevo più il terrore di chiudere gli occhi e venire travolto dagli incubi. Ma saperla vicino mi faceva un piacere immenso. Lei era la mia gemella, la mia ancora di salvezza, l'unica certezza che avevo avuto per quegli otto infiniti e tenebrosi anni.

Ero ancora nel dormiveglia quando prima mi sentii accarezzare la guancia e poi mettere fra le braccia qualcosa di morbido. Aprii appena un occhio giusto per rendermi conto che Alice mi aveva messo Tigro in grembo “Dormi sereno Edward. Noi staremo per sempre vicino a te. Nessuno ci dividerà mai fratellino... nessuno ci farà mai più del male”.

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